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IL FUTURO DEL VOLONTARIATO: PERCHÉ IL MODELLO CHE CONOSCIAMO OGGI NON ESISTERÀ PIÙ NEL 2030

Trasformazioni sociali, nuove generazioni e innovazione civica nella più grande rivoluzione silenziosa del Terzo Settore

Centro Studi IDEA EUROPA

Introduzione

Per oltre un secolo il volontariato ha rappresentato uno dei pilastri della coesione sociale europea.

Milioni di cittadini hanno dedicato gratuitamente tempo, competenze ed energie al servizio delle proprie comunità, contribuendo alla costruzione di una società più inclusiva, solidale e partecipativa.

Tuttavia, il volontariato che conosciamo oggi sta attraversando una delle più profonde trasformazioni della sua storia.

Molte organizzazioni segnalano una crescente difficoltà nel coinvolgere nuovi volontari. I consigli direttivi invecchiano, il ricambio generazionale procede lentamente e i modelli organizzativi costruiti negli anni Novanta sembrano sempre meno attrattivi per le nuove generazioni.

Parallelamente, emergono nuove forme di partecipazione che sfuggono alle categorie tradizionali.

Sempre più giovani partecipano a campagne online, iniziative spontanee, community digitali, azioni di advocacy, raccolte fondi peer-to-peer e progetti temporanei senza mai entrare formalmente in un’associazione.

Questo fenomeno pone una domanda strategica per il futuro del Terzo Settore:

il volontariato sta scomparendo oppure sta semplicemente cambiando forma?

La risposta, probabilmente, è la seconda.

Non stiamo assistendo alla fine del volontariato.

Stiamo assistendo alla fine di un determinato modello di volontariato.


Il grande paradosso della partecipazione

I dati disponibili mostrano un apparente paradosso.

Da un lato molte organizzazioni registrano una riduzione della partecipazione stabile.

Dall’altro, mai come oggi milioni di persone si mobilitano per cause sociali, ambientali, culturali e civiche.

La differenza non riguarda la disponibilità delle persone a impegnarsi.

Riguarda il modo in cui scelgono di farlo.

Le nuove generazioni crescono in un contesto caratterizzato da:

  • maggiore mobilità geografica;
  • percorsi lavorativi più frammentati;
  • digitalizzazione delle relazioni;
  • riduzione del tempo libero disponibile;
  • ricerca di esperienze significative;
  • attenzione all’impatto concreto delle proprie azioni.

Di conseguenza diminuisce la disponibilità a impegnarsi indefinitamente all’interno di strutture gerarchiche tradizionali.

Aumenta invece la disponibilità a partecipare a progetti specifici, con obiettivi chiari e risultati visibili.


Dalla tessera all’esperienza

Per decenni molte organizzazioni hanno costruito la propria identità attorno all’iscrizione associativa.

Il modello era relativamente semplice.

Ci si iscriveva a un’associazione, si partecipava alle attività e si sviluppava nel tempo un senso di appartenenza.

Oggi questo modello mostra evidenti segnali di crisi.

Le persone non cercano più soltanto appartenenza.

Cercano esperienze.

Vogliono comprendere immediatamente:

  • quale problema stanno contribuendo a risolvere;
  • quale cambiamento stanno generando;
  • quali competenze possono acquisire;
  • quale valore possono creare.

Il volontariato del futuro sarà quindi sempre più orientato all’esperienza e all’impatto.


La nascita del volontariato liquido

Uno dei fenomeni più significativi degli ultimi anni è la diffusione del cosiddetto volontariato liquido.

Si tratta di forme di partecipazione caratterizzate da:

  • elevata flessibilità;
  • coinvolgimento temporaneo;
  • assenza di vincoli formali;
  • forte orientamento ai risultati.

Un cittadino può contribuire per alcune ore a una campagna di raccolta dati ambientali, partecipare a una consultazione pubblica online, supportare un progetto europeo come mentor digitale o prendere parte a una singola iniziativa di solidarietà internazionale.

Non necessariamente entrerà a far parte stabilmente dell’organizzazione promotrice.

Questo modello rappresenta una sfida significativa per le associazioni tradizionali, che dovranno ripensare profondamente le proprie modalità di coinvolgimento.


Il volontario del 2030

Il volontario del prossimo decennio sarà profondamente diverso da quello che molte organizzazioni hanno conosciuto negli ultimi trent’anni.

Sarà mediamente più istruito.

Più digitale.

Più mobile.

Più orientato ai risultati.

Più attento all’equilibrio tra vita privata e impegno civico.

Ma soprattutto sarà portatore di competenze sempre più specialistiche.

Le organizzazioni non coinvolgeranno soltanto volontari generici.

Coinvolgeranno:

  • sviluppatori software;
  • designer;
  • esperti di comunicazione;
  • analisti dei dati;
  • professionisti dell’intelligenza artificiale;
  • consulenti legali;
  • specialisti della sostenibilità.

Il capitale umano diventerà progressivamente più importante del semplice numero di volontari coinvolti.


L’intelligenza artificiale e il nuovo volontariato

L’intelligenza artificiale avrà un impatto significativo anche sul volontariato.

Molte attività amministrative saranno automatizzate.

Le organizzazioni potranno dedicare maggiori risorse alla costruzione di relazioni umane e percorsi di partecipazione.

Allo stesso tempo emergeranno nuove forme di volontariato digitale.

Professionisti e cittadini potranno offrire competenze da remoto attraverso piattaforme specializzate, contribuendo a progetti sociali in qualsiasi parte del mondo.

Questo fenomeno potrebbe ampliare enormemente la platea dei cittadini attivi.


Le organizzazioni che sopravvivranno

Non tutte le organizzazioni saranno in grado di adattarsi a questo cambiamento.

Quelle che continueranno a basarsi esclusivamente su modelli organizzativi rigidi rischiano una progressiva marginalizzazione.

Le organizzazioni più resilienti saranno quelle capaci di:

  • offrire esperienze significative;
  • valorizzare le competenze dei volontari;
  • utilizzare strumenti digitali;
  • misurare l’impatto generato;
  • costruire comunità partecipative;
  • favorire il protagonismo delle persone.

In altre parole, il successo non dipenderà più dalla capacità di gestire volontari.

Dipenderà dalla capacità di costruire comunità.


Verso il volontariato come infrastruttura democratica

La trasformazione del volontariato non riguarda soltanto il Terzo Settore.

Riguarda il futuro stesso delle democrazie europee.

In un contesto caratterizzato da crescente polarizzazione, sfiducia nelle istituzioni e frammentazione sociale, il volontariato rappresenta uno degli ultimi spazi nei quali cittadini provenienti da esperienze differenti possono collaborare per obiettivi comuni.

Le organizzazioni civiche continueranno a svolgere una funzione essenziale nella costruzione del capitale sociale, della fiducia e della partecipazione democratica.

Per questa ragione il volontariato non può essere considerato soltanto una risorsa organizzativa.

Deve essere considerato una vera infrastruttura della democrazia.


Conclusioni

Entro il 2030 il volontariato europeo sarà probabilmente più diffuso, più digitale, più qualificato e più orientato all’impatto rispetto a oggi.

Ciò che cambierà non sarà la disponibilità delle persone a impegnarsi per il bene comune.

Cambieranno le modalità attraverso cui tale impegno verrà espresso.

Le organizzazioni che comprenderanno questa trasformazione potranno attrarre nuove energie, nuove competenze e nuove generazioni di cittadini attivi.

Quelle che continueranno a difendere modelli costruiti per una società che non esiste più rischieranno invece di diventare progressivamente irrilevanti.

Il futuro del volontariato non dipenderà dalla capacità di preservare il passato.

Dipenderà dalla capacità di reinterpretare, in forme nuove, il bisogno profondamente umano di contribuire al bene comune.

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