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Il ruolo dei giovani nei consigli direttivi: perché serve (subito) un ricambio generazionale

Un tema cruciale per il futuro del Terzo Settore

Il Terzo Settore italiano è oggi un pilastro della società: oltre 360.000 enti attivi, milioni di volontari, centinaia di migliaia di lavoratori. Tuttavia, i cambiamenti sociali, economici e tecnologici chiedono un salto di qualità nella governance. La presenza di giovani nei consigli direttivi non è più solo una questione di inclusione: è diventata una necessità strategica.


📊 I numeri che parlano chiaro

  • Solo il 12,8% dei lavoratori del Terzo Settore ha meno di 30 anni.
  • Gli under 35 sono circa il 20% dei dipendenti complessivi.
  • Nel volontariato organizzato, la quota di giovani sotto i 35 anni è attorno al 22,8%, ma scende al 15% nelle organizzazioni tradizionali.
  • Nei consigli direttivi, la presenza giovanile resta residuale: l’età media dei membri supera spesso i 50 anni.
  • La metà dei dirigenti intervistati in recenti indagini dichiara che la mancanza di giovani in governance è un ostacolo serio alla crescita degli enti.

Sintesi: i giovani ci sono, partecipano, ma raramente arrivano ai luoghi dove si decide davvero. Questo crea un divario tra energia e competenze disponibili e capacità di incidere sulle scelte strategiche.


Perché serve un ricambio generazionale

  1. Innovazione digitale: i giovani portano competenze su intelligenza artificiale, data analysis, comunicazione online e community building.
  2. Sostenibilità futura: senza nuove leve, molti enti rischiano di non reggere il passaggio generazionale.
  3. Legittimazione: se le associazioni si rivolgono ai giovani, è incoerente escluderli dai tavoli decisionali.
  4. Nuove competenze: misurazione dell’impatto, bilancio sociale, rendicontazione trasparente sono strumenti che le nuove generazioni maneggiano con più facilità.
  5. Reputazione: enti con governance intergenerazionale risultano più attrattivi per volontari, partner e donatori.

Ostacoli da superare

  • Culturali: la resistenza dei dirigenti storici, spesso legati a logiche di cooptazione.
  • Organizzativi: orari e modalità delle riunioni non compatibili con i ritmi di studio o lavoro dei giovani.
  • Economici: incarichi quasi sempre non retribuiti, che scoraggiano chi non ha già indipendenza economica.
  • Formativi: i giovani hanno spesso competenze operative, ma poca familiarità con bilanci, norme fiscali e responsabilità legali.

🔧 Soluzioni pratiche per gli enti

  • Clausole statutarie: inserire quote minime under 35 nei consigli direttivi, limiti di mandato e rotazione delle cariche.
  • Shadow board: consigli consultivi di giovani che analizzano le stesse pratiche del CdA e portano idee fresche.
  • Mentorship: ogni nuovo consigliere giovane affiancato da un senior esperto.
  • Formazione mirata: percorsi su fiscalità ETS, governance, misurazione dell’impatto, digitalizzazione.
  • Modelli di partecipazione flessibili: riunioni ibride, documenti sintetici, time-boxing delle decisioni.
  • Trasparenza nelle nomine: call aperte, criteri chiari, presentazione pubblica delle candidature.

Un modello operativo in 180 giorni

  1. Entro 30 giorni: revisione statuto, consultazione interna e definizione quote giovani.
  2. Entro 60 giorni: avvio shadow board e identificazione dei mentor.
  3. Entro 90 giorni: elezione dei nuovi membri under 35.
  4. Entro 180 giorni: prima valutazione con KPI: % di giovani in CdA, retention, proposte accolte.

I benefici attesi

  • Consigli direttivi più dinamici e capaci di rispondere ai cambiamenti.
  • Aumento della fiducia da parte dei soci e dei finanziatori.
  • Maggiore attrattività verso nuove generazioni di volontari.
  • Un Terzo Settore che diventa palestra di cittadinanza attiva e leadership democratica.

Conclusione

Il ricambio generazionale non è un’opzione, ma una priorità urgente per garantire il futuro del Terzo Settore. Dare spazio ai giovani nei consigli direttivi significa costruire enti più resilienti, innovativi e capaci di incidere nella società. Non si tratta di sostituire, ma di affiancare competenze ed esperienze in un percorso intergenerazionale che rafforza tutti.


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