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Nuova fiscalità per gli ETS: cosa cambia dal 1° gennaio 2026

Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore la nuova fiscalità per gli Enti del Terzo Settore (ETS), che darà piena attuazione alle norme fiscali previste dal Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017). Si tratta di una vera e propria svolta: da un lato introduce maggiore chiarezza e uniformità, dall’altro impone alle associazioni di adeguarsi con strumenti più professionali di gestione e rendicontazione.


🔑 Le novità principali

1. Applicazione piena del Titolo X del Codice

Dal 2026 non ci saranno più proroghe: le disposizioni fiscali entreranno in vigore per tutti gli ETS iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore). Questo significa che la distinzione tra enti “commerciali” e “non commerciali” diventa decisiva, con conseguenze dirette su regime fiscale e agevolazioni.


2. Regimi forfettari e attività commerciali

  • Gli ETS non commerciali che svolgono anche attività di natura commerciale potranno accedere a un regime forfettario dedicato, con coefficienti di redditività diversi a seconda dei ricavi.
  • Per APS e ODV con ricavi fino a 130.000 euro annui sono previsti coefficienti più favorevoli, così da agevolare le realtà associative di dimensioni medio-piccole.
  • Cade invece la storica Legge 398/1991, che garantiva un regime forfettario semplificato a molte associazioni sportive e culturali: dal 2026 non sarà più applicabile, tranne che per le ASD.

3. Fine della categoria “ONLUS”

Dal 2026 la qualifica di ONLUS scompare. Tutti gli enti che ancora operano con questa denominazione dovranno:

  • iscriversi al RUNTS, scegliendo una delle qualifiche previste (APS, ODV, ente filantropico, impresa sociale, ecc.),
  • adeguare statuti e regolamenti entro il 31 marzo 2026,
  • in mancanza, devolvere il patrimonio ad altri ETS.

4. Distinzione tra attività commerciali e non commerciali

Uno degli aspetti più delicati riguarda la definizione di attività commerciali e non commerciali:

  • Un ETS resta “non commerciale” se la prevalenza delle entrate deriva da attività non commerciali.
  • Alcune attività di interesse generale (es. servizi educativi, sociali o culturali) possono essere considerate non commerciali, se i corrispettivi richiesti agli utenti sono inferiori o pari ai costi effettivi sostenuti.
  • Oltre certe soglie, però, scatta la qualificazione commerciale, con implicazioni fiscali significative.

5. IVA e agevolazioni

  • Alcune attività sociali svolte dagli ETS continueranno a beneficiare di esenzioni IVA, ma il perimetro sarà più ristretto e vincolato a precisi requisiti.
  • Le imprese sociali potranno beneficiare di misure specifiche per l’accesso a capitali e strumenti finanziari, ma queste norme restano soggette al via libera della Commissione Europea.

📊 Esempi pratici

  • Associazione culturale APS con 100.000 € di ricavi: potrà restare in regime forfettario agevolato, con un coefficiente di redditività ridotto. Il bilancio e il rendiconto dovranno però essere più dettagliati rispetto agli anni passati.
  • Fondazione ONLUS con 500.000 € di entrate miste: dovrà trasformarsi in ETS (es. ente filantropico), iscriversi al RUNTS e adeguare lo statuto. Le entrate da biglietti per eventi culturali potrebbero essere qualificate come commerciali, incidendo sul regime fiscale.
  • ODV di piccole dimensioni con entrate inferiori a 30.000 €: continuerà a godere di agevolazioni e semplificazioni, ma dovrà comunque adeguare statuto e rendicontazione al nuovo quadro.

⚠ Sfide per il Terzo Settore

  1. Più burocrazia e contabilità strutturata: la fine del regime 398/1991 e la nuova distinzione commerciale/non commerciale richiederanno maggiore attenzione amministrativa.
  2. Necessità di competenze fiscali e gestionali: chi gestisce un ETS dovrà conoscere norme contabili, fiscalità, rendicontazione.
  3. Trasparenza e impatto: aumentano le richieste di chiarezza, non solo economica ma anche sociale: gli enti dovranno misurare e comunicare meglio il loro impatto.
  4. Rischio per le piccole realtà: le associazioni più piccole rischiano di trovarsi in difficoltà senza strumenti e competenze adeguate.

✅ Cosa fare subito

  • Controllare lo statuto: è aggiornato alle qualifiche previste dal Codice del Terzo Settore?
  • Verificare l’iscrizione al RUNTS: chi non è ancora dentro deve muoversi al più presto.
  • Mappare le entrate: distinguere chiaramente tra entrate istituzionali e commerciali.
  • Riorganizzare la contabilità: predisporre strumenti per una gestione trasparente e verificabile.
  • Formare dirigenti e volontari: serve un investimento sulla formazione, per trasformare la riforma da ostacolo a opportunità.

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